
13 marzo 2010 | Nessun Commento |
Categorie : cinema, recensioni
«Io sono il signore del mio destino: / io sono il capitano della mia anima»
Invictus, William Ernest Henley
Diceva Sergio Leone che Clint Eastwood è “un attore che ha solo due espressioni: una con il cappello e una senza il cappello”; da regista, invece, Clint Eastwood sa(peva) fare solo due tipi di film, bellissimi (Million Dollar Baby, Mystic River, Gran Torino, Gli Spietati) e delle palle mortali (Lettere da Iwo Jima, Flags Of Our Father).
Questo fino ad “Invictus – L’invincibile”, che pur ponendosi nella prima categoria, sembra mancare di ‘qualcosa’: intendiamoci, non che la sottoscritta volesse un’agiografia di Nelson Mandela (ed in qualche caso la si sfiora), ma il film, pur essendo bello, manca di… ‘personalità’. Arcinota la trama, sconfitto l’apartheid, Nelson Mandela (liberato l’11 febbraio 1990 dopo 26 anni di prigione per le sue lotte contro le leggi razziali) diventa, nel 1994, presidente di un Sudafrica unito sulla carta ma diviso nei fatti: sarà il rugby – anche grazie all’impegno in prima persona di Mandela (interpretato da un Morgan Freeman che pare il gemello di N.M.) e del capitano degli Springboks, Francois Pienaar (Matt Damon) – a dare a bianchi e neri un obiettivo comune su cui concentrarsi, considerato che i mondiali del 1995 si giocarono in Sudafrica…
A metà tra film sportivo e film politico/biografico, ad Invictus – ottima pellicola, per carità – manca quel certo non so che che mi/ci ha fatto gridare al capolavoro in occasione dei precedenti lavori dell’attore/regista: forse perché la storia di cui si parla è roba dell’altro ieri, forse perché la regia di Eastwood è trattenuta per non sfiorare la beatificazione di Mandela (e non che ne abbia bisogno), forse per il doppiaggio, forse per la troppa carne al fuoco, forse perché a fronte di un gigantesco Mandela il co-protagonista Damon è, anche costretto dal ruolo, tutto sommato ‘invisibile’.
Forse a parte, di certo Invictus è un altro grande film di Clint Eastwood: se poi fosse stato meglio scindere l’aspetto politico da quello sportivo facendo due film, è cosa che lascio ad altri giudicare…
Clint Eastwood , Invictus - L'invincibile , Nelson Mandela

12 marzo 2010 | 4 Commenti |
Categorie : politica
Poi magari un giorno sarò ricordata come menefreghista o che so io, ma solo domani ci saranno due manifestazioni (Pd e affini, e acqua pubblica) dopo quella di una settimana fa del popolo viola, e con una quarta già annunciata per il 20 (il Pdl). Col senno di poi (dopo aver partecipato alle proteste della riforma Moratti – che adesso ci tocca pure ringraziare, altroché! – solo per ritrovarcene due peggiori, quella di Fioroni e quella della Gelmini), ma qualcuno mi spiega a che serve ’sta piazza? Perché a me ultimamente pare che a scendere in piazza si faccia tanto presto (e senza ottenere risultati concreti), ma quanto a trovare le soluzioni…
proteste di piazza

11 marzo 2010 | 4 Commenti |
Categorie : news, trash
Io non so se tale Rocco Carlomagno sia uno del popolo viola o meno, di certo c’è che per una che vorrebbe fare la giornalista a tempo pieno, oggi c’è “un casino” da cui non prendere esempio: c’è chi lo definisce simpatizzante (diversi quotidiani), chi attivista (Il Sole 24 Ore), chi Paolini della politica senza alcun collegamento con… (L’Unità), chi semplicemente “vicino al popolo viola”, chi “partecipante alle ultime kermesse dei violacei” (Il Giornale). Della serie, chiamare il popolo viola e/o Carlomagno e dire “Ma questo sta da voi?” e/o “Ma tu oltre a rompere le balle cosa fai?”, costava troppo?
giornalisti , Rocco Carlomagno

9 marzo 2010 | 8 Commenti |
Categorie : personale
Mai avrei pensato che sarei arrivata a pensare – figuriamoci scrivere/pronunciare – una frase del genere, ma reduce da una settimana senza termosifoni (s’è rotto un tubo e in una settimana ancora non sono riusciti a capire quale…) e con annessa neve (oggi, addì 9 marzo)…quando cacchio torna l’estate?????
estate , inverno , neve

6 marzo 2010 | 4 Commenti |
Categorie : cinema, recensioni
Può una persona riconsolarsi con l’horror dopo due ciofeche del tipo Paranormal Activity e Saw 6 (solo per citare gli ultimi due casi)? La risposta è sì, a patto che si veda un film che non è solo horror e che tradisce la più fondamentale delle leggi in materia di zombie che, come ci insegna il Maestro Romero (e, a proposito: vivo io su un sasso o Le Cronache dei morti viventi è passato inosservato al suo arrivo in Italia – visto che è uscito due anni dopo gli Usa, vorrei ben dire) non corrono.
Tra locandina e titolo avrete oramai capito che il film in questione è Zombieland (Benvenuti a Zombieland in Italia, dove il film uscirà i primi di giugno 2010), divertentissima pellicola dell’esordiente Ruben Fleischer che racconta la storia di un mondo invaso dagli zombie (che corrono, mordono e uccidono) nel quale il fifone e pieno di regole Columbus (Jesse Eisenberg) ed il temerario goloso di Twinkie Tallahassee (Woody Harrelson, nella versione ancora più matta, ma meno omicida, del protagonista di Assassini Nati) si ritrovano a viaggiare insieme; a loro si aggiungeranno due sorelle, Wichita e Little Rock (Emma Stone e Abigail Breslin; i personaggi si chiamano come le città di provenienza).
Buona la regia (speriamo che Fleischer continui così) e buona la sceneggiatura di Rhett Reese and Paul Wernick, che ha il doppio pregio di essere corta – il film dura un’ora e venti – e senza cali di tensione (persino le scene ‘già viste’ son corte): insomma, Zombieland è la prova di come anche da un cast che non guadagna milioni di dollari a film si riesca a trarre qualcosa di (molto) buono, e peraltro il film è impreziosito da un cameo di Bill Murray – sul quale – oltre a LOL in linguaggio ggggiovane – non diciamo niente per non rovinarvi la sopresa.
Se un regista mai sentito riesce a fare un film di zombie (che in realtà è un film comico con gli zombie co-protagonisti) meglio di quanto abbia fatto il creatore degli zombie ne “Le Cronache dei morti viventi”…
film horror , Ruben Fleischer , Zombieland