I disastri non vengono mai soli

Era già da un po’ di tempo, anche se non lavoriamo più insieme, che più o meno una volta alla settimana rivedevo la Ritardataria per Eccellenza, ma non succedeva mai niente degno di nota (o perlomeno, niente che meritasse uno dei soliti post Fulvia&Lisa; c’era stata la volta in cui, dovendo fare un servizio alla Perugina, era entrata contromano e senza neanche suonare (ha visto la sbarra aperta, e ci si è infilata come fosse a casa sua. Io ho tentato di dirgli che forse non poteva entrare in quel modo, ma pensate che mi abbia dato retta? Appunto) e quella in cui è andata per una ventina di metri totalmente contromano (per non parlare di quando fa inversioni da ritiro della patente) per poi arrabbiarsi con uno che veniva nel senso giusto ma “Oh Fu, ma quanto è rompicoglioni questo, non lo guarda’” (per avere un’idea di come guida Lisa, non so se avete presente la scena del “Gatto a nove code” di Dario Argento, quando Anna e Giordani devono seminare i poliziotti. Ecco, più o meno siamo lì).
Ma l’altro ieri mattina, finalmente è giunta l’ora del riscatto. Dopo averle dato appuntamento 20 minuti prima di quanto sarebbe dovuta arrivare (così è arrivata più o meno in orario), siamo andate alla conferenza dell’Agesci (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani). Se il buongiorno si vede dal mattino oltre a “Oh Fù, ma perché su ‘sto posto bisogna andarci a piedi?” e “Oh Fù, ma quant’è lunga ‘sta salita” passando per “Oh Fù, ma ce l’hai una sigaretta e l’accendino?” e concludendo con “Ah Lì, ma se stamattina hai attaccato la lagna dimmelo che mi metto l’anima in pace” beh, le premesse non erano buone.
Oltre a dover pagare 10 euro (ma la parolina STAMPA ci ha fatto avere gratis il depliant), abbiamo visto cose che mai nessun umano prima: invece della conferenza stampa, si sono messi a celebrare messa, poi canti, battute di mani e piedi e Dio solo sa cos’altro (va beh che era la giornata del ricordo del fondatore degli scout ma “Ah Lì, qui bisognava fare una conferenza, e invece siamo finiti in mezzo ai matti”).
Prendiamo la macchina al parcheggio, e oltre a quasi ammazzarci perché Lisa per far prima ha preso come suo solito la strada contromano (per non parlare del suo parcheggio sportivo grazie al quale aveva preso due posti invece di uno), non sapeva neanche dove bisognasse pagare (ma questa non era colpa sua, in effetti) cosa ti combina quella in autostrada? “Oh Fù, mi sembra di non aver chiuso lo sportello, aspetta un po’”, e ovviamente nel mentre che andava a quasi 120 km non ha trovato di meglio da fare che aprire lo sportello e richiuderlo, e annunciare al mondo che no, forse l’aveva chiuso bene. (Quando le ho fatto gentilmente notare che adesso avevamo provato di tutto, a parte ovviamente ammazzarci sul serio, mi ha guardato come se non avesse fatto niente di che. Mi pare ovvio!)
Ma il peggio di tutto doveva ancora venire. Dopo essere stata all’ufficio di collocamento per prendere un foglio (e avere fatto una delle sue solite figure del kaiser, che stavolta c’aveva pure ragione eh, però non puoi dire a voce altissima davanti all’unico impiegato che lavora che negli uffici pubblici nessuno fa mai un cazzo, che è anche vero, visto che tutti i dipendenti erano andati in pausa caffé – alle 11,30 – ma abbi un po’ di diplomazia – senti chi parla, ah ah)
Dopo essere tornate al lavoro – teoricamente lavoreremmo una sopra l’altra – e avendo assistito ad un altro mirabolante parcheggio di Lisa (parlandone dopo con “la capa” mi dice “Ma di chi è quella classe A? È parcheggiata talmente di ‘prepotenza’ che dovrebbe essere di qualche pezzo grosso”. Quando l’ho detto a Lisa mi fa con la sua aria innocente “Eh, ma se il parcheggio è sempre occupato…” quella mattina il parcheggio era semivuoto, e tanto lei aveva parcheggiato in mezzo “io parcheggio dove trovo”), torna fuori dopo cinque minuti e mi fa: “Devo fare un servizio sui saldi, vieni con me” (nota: io avrei dovuto parlare con la capa). Ora dovete sapere che intervistare la gente comune con una telecamera è una gran rottura di p*lle, perché tutti si vergognano. Dopo aver fatto due minuti di riprese in un negozio, è arrivata l’ora delle interviste, cui nessuno dei due negozianti voleva sottoporsi. Il figlio del proprietario diceva che doveva farlo la zia, mentre la zia diceva che doveva farlo il figlio del proprietario: al che la sottoscritta ha provato a fare una mediazione, che tutti e due avrebbero fatto l’intervista. Macché. Alla fine dopo cinque minuti, per sdrammatizzare l’atmosfera, non ho trovato di meglio che uscirmene con la battuta “Va beh dai, ‘st’intervista te la faccio io…” (boccaccia mia…) e ho visto la luce maligna scintillare nei suoi occhi. Dopo aver provato altri due minuti a intervistare quei due, la sottoscritta ha dovuto togliersi il giacchetto, darsi una sistemata, mettersi in faccia un’aria da commessa, cercare di non ridere e di non guardare al di là della telecamera dove la sua socia stava cercando inutilmente di avere un’aria seria, e declamare che i saldi erano andati bene, ma che ci si aspettava di più, e speriamo nel prossimo mese. [Tra l’altro a pranzo Lisa mi dice “Eh, ma tanto ti sarebbe toccato comunque, che credi?”]
…e se voi state pensando che l’intervista della sottoscritta non sia andata, eh no cari miei: dopo FulviaCarrello, adesso esiste pure FulviaCommessa…che fortunatamente nessuno ha visto, tié!
[Battuta finale di Lisa: “Oh Fù, quando stai con me sei più presenzialista di Berlusconi”…]

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