Donnie Darko

«Se esistesse un Universo Tangente, sarebbe altamente instabile, non potrebbe sostenersi per più di alcune settimane. Alla fine crollerebbe su se stesso, dando vita ad un buco nero all’interno dell’Universo Primario, in grado di distruggere ogni forma di vita»
Roberta Sparrow, The Philosophy of Time Travel

Donnie Darko, locandina Prendete un copione, metteteci dentro un po’ di fantascienza, tanta paranoia, un po’ di fisica & psicologia, un po’ di “horror”, e avrete il patinato “teen movie” Donnie Darko, e capirete anche perché questo film nel giro di tre anni sia diventato una sorta di film cult.
Proiettato per la prima volta al Sundance Film Festival del 2001, Donnie Darko è stato uno dei film più discussi e dibattuti del festival: dopo la sua uscita nelle sale, questo “teen-movie-mischio-tutto-vediamo-che-vien-fuori” è finito al 9′ posto nella classifica dei 50 film da vedere prima di morire (classifica stilata non dalla gente comune, ma, si dice, da Esperti di Cinema) e nei 100 film più belli della storia del cinema (eeeh?!), è cosa che la sottoscritta deve ancora capire, ma tant’è.
Il Donnie Darko del titolo è un adolescente che sembra avercele tutte: schizoparanoide borderline, assume psicofarmaci, è insonne. Non bastasse, ha anche delle allucinazioni in cui un coniglio a metà Alice nel paese delle meraviglie e Freddy Krueger gli predice la fine del mondo di lì a 28 giorni – considerato che il film è ambientato nel 1988, ai tempi delle presidenziali di Bush senior vs Dukakis (chii?!) forse, ma dico forse, sarebbe anche stato un bene. L’unico merito del coniglione è quello di salvare Donnie Darko dallo sfracellamento di un motore di un aereo misteriosamente caduto sulla sua camera, che tanto per gradire ha sfracellato anche mezza casa. Seguono i ventotto giorni in cui Donnie inizia a cercare un senso nelle sue allucinazioni, con l’aiuto di un suo professore e di uno sconosciuto testo sui viaggi nel tempo (The Philosophy of Time Travel, appunto), e trova anche il tempo di innamorarsi.
Il film non è perfetto a livello narrativo, e lascia in sospeso un sacco di domande: ma è proprio questo il suo punto di forza perché a) nessuno ammetterà mai di non averci capito niente visto che b) in ogni caso qualunque interpretazione decidiate di dare al film, può andare bene. Non parliamo poi della regia, che se quella de “La casa dei mille corpi” era orrenda, questa, unita alla trama complicata del film, fa sì che di Donnie Darko non ci si capisca niente!

Curiosità:
- uno dei produttori esecutivi di Donnie Darko è Drew Barrymore, che nel film interpreta Karen Pomeroy
- voci di corridoio (italiane) dicono che l’enorme coniglione sia “vagamente ispirato” al pagliaccio assassino di King (maddove???)
- nel film Karen Pomeroy/Drew Barrymore afferma che “cellar door” (la porta della cantina) sarebbe l’espressione più bella della lingua inglese. Ma nel commento del DVD, il regista Richard Kelly la attribuisce a Poe, contraddicendo il film: nella pellicola infatti la Barrymore parla di un famoso linguista, che secondo Humphrey Carpenter sarebbe nientedimenoché JRR Tolkien, (l’autore de Il signore degli anelli era anche linguista)
- il film è ispirato al libro “The destructors”, di Graham Greene (citato anche nel film); come spiega lo stesso regista, «La distruzione è una forma di creazione. Lessi The destructors di Graham Greene quando ero ancora sui banchi di scuola e mi ha ispirato ribellione nei confronti del repressivo sistema americano. Credo quindi che a volte sia necessaria una distruzione ideale e materiale, ma in realtà non ho cercato di suggerire a nessuno di mettere in atto ciò che vediamo nel film. Per esempio, in America c’è stata la sparatoria di Columbine, ma nonostante tutto la gente non ha affatto cambiato modo di approcciare alla realtà per comunicare con i giovani».
- nota personale: qualcuno mi faccia passare la fissa per “Mad World”, canzone finale del film (la mia “fissa personale” è per la versione acustica dei REM)

Perché un voto così “alto” dopo una recensione così negativa? In primis perché è comunque un film che vale la pena di vedere, sia in negativo che in positivo. Inoltre, è un film vagamente paranoico, e la sottoscritta ama i film paranoici (avete presente The Cube – Il cubo, di Vincenzo Natali? Ecco). Infine, perché è un film talmente “né carne né pesce” (senza senso), che qualunque persona con un po’ di buon senso non avrebbe coraggio a dargli un giudizio del tutto negativo.

6 commenti

  1. Pingback by [FREE YOUR MIND] » Archive » Southland Tales, di Richard Kelly on 5 luglio 2008 2:59 pm | 

    [...] smemorato, una pornostar e un poliziotto riusciranno a mettere a posto le cose? Se avete odiato Donnie Darko ritenendolo incomprensibile e sconclusionato, la visione dell’opera seconda di Richard Kelly, [...]

  2. Commento by Tommy on 28 novembre 2008 11:22 pm | 

    film unico e spettacolare.. se avete un minimo di anima lo amerete

  3. Commento by caccapupu on 24 febbraio 2009 11:07 pm | 

    orribile, sembra scritto da una ragazzina

  4. Commento by leonxp on 11 aprile 2009 5:30 pm | 

    Mad world non è in versione acustica dei REM, è la cover originale interpretata da Gary Jules. La canzone originale degli ‘80 è dei Tears for Fears.

    Link al video:
    http://www.youtube.com/watch?v=4N3N1MlvVc4

    Si comunque bel pezzo.

  5. Commento by Arianna on 7 agosto 2010 11:25 pm | 

    Guardate che la seconda curiosità è assolutamente sbagliata!
    Probabilmente non avete capito che è il pagliaccio che accompagna il coniglio ad essere ispirato al peronaggio di It (libro famosissimo di King!).
    Se ancora non avete capito quale intendono è quello che esce dalla macchina rossa che ha investito la ragazza…

    Concludo dicendo che questo articolo è scritto veramente male, e spero che chiunque l’abbia scritto abbia riguardato il film per capire il vero significato.

  6. Commento by FulviaLeopardi on 9 agosto 2010 9:18 am | 

    veramente in un articolo di giornale italiano c’era scritto che era il coniglio ad essere ispirato al pagliaccio, cosa che ho trovato scritta anche su molti siti web; il MADDOVE dovrebbe essere abbastanza indicativo della mia opinione. Concludo dicendo che forse è meglio se ti rileggi l’articolo

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