La pietosa informazione italiana
Per il blog Televisionando.it sto seguendo passo passo lo sciopero degli sceneggiatori americani, che ha mandato a p*ttane metà dei palinsesti televisivi americani (detto tra noi, scioperassero in italia, nessuno ne sentirebbe la mancanza). Ebbene, a parte il fatto che nessun giornale italiano si è preso la briga di citare i danni inflitti all’economia (se scioperano gli sceneggiatori, non si gira nessuna serie tv né si fanno altri programmi che necessitano di un minimo di scrittura), Corriere.it, costola web di uno dei due più letti quotidiani d’Italia (quindi, si suppone, un minimo aggiornato), si è accorto solo la settimana scorsa che gli sceneggiatori stanno scioperando (lo fanno dal 5 Novembre, per dire), e in un solo pezzo riesce a scoprire che a) gli attori solidali con gli sceneggiatori hanno girato degli spot ”Speechless Without Writers”, letteralmente “muti senza gli sceneggiatori” (io l’ho scritto il 24 Novembre, per dire/bis) b) che “sono prodotti seriali a rischiare di più: per Lost, Heroes e altri telefilm amati ad ogni latitudine si preannunciano sospensioni e chiusure anticipate” (la quarta – o terza e mezzo – stagione di Lost arriverà a Febbraio con soli 8 episodi, mentre la produzione dei restanti è già stata sospesa da un pezzo, idem per la seconda stagione di Heroes, ridotta a causa dello sciopero – notizia di una data di inizio riprese per la terza stagione non pervenuta – per non parlare di tutte le altre serie che hanno salutato la produzione da un pezzo). Rischiano gli Oscar e i Gloden Globe? Nessun giornale ne parla. Ma perché scioperano ‘sti sceneggiatori? Corriere.it non te lo spiega (Repubblica sì, brevi verbi: chiedono adeguate percentuali sulle vendite di Dvd, sulla diffusione degli spettacoli online e sui telefoni cellulari). Capisco che è difficile stare dietro ad un miliardo di siti americani, ma invece di parlare di tett* e cul*, dedicarsi ad una cosa un attimino più seria…noooo? E allora risparmiateci articoli “una tantum”, e la piangina sul fatto che i giornali non si vendono: se un sito internet “amatoriale” riesce ad essere più informato di voi, figurarsi se uno si prende la briga di comprarsi un giornale!
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