Cloverfield, di Matt Reeves
Un mostrone che a me sembrava la versione gonfiabile di Gollum della trilogia del Signore degli Anelli assalta New York proprio mentre cinque giovani (di cui uno munito di telecamera) fanno una festa per salutare un loro amico che parte per il Giappone: i loro tentativi di salvarsi saranno ripresi dalla telecamera del regista della serata. E’ tutta qui la trama di Cloverfield, pellicola che, grazie ad una accurata campagna di “dico e non dico” e “mostro e non mostro” (il verbo, non il mostrone, ndr), si preannunciava come il film dell’anno. Girato da Matt Reeves (anche se tutti parlano di Cloverfield di JJ Abrams), la pellicola ha un unico pregio: dura poco. Apparte il fatto di continuare a fare film “verità ”, ossia girati con una telecamera a mano, quando qualunque essere dotato di cervello penserebbe a salvarsi il c*lo piuttosto che a riprendere, ma dico io: cosa diavolo siamo andati a vedere, il remake di Godzilla (o di King Kong)? In effetti, mea culpa: dopo aver visto quella gran sòla di The Blair Witch Project attirata da un battage pubblicitario simile a quello messo in campo per Cloverfield, qualche campanello d’allarme avrebbe pure dovuto suonare; eppure JJ Abrams è quel geniaccio dietro Lost, avrebbe potuto e dovuto far di meglio. Stendiamo un velo pietoso sui personaggi, gente che ti fa venire voglia di immedesimarsi nel mostrone e mangiarteli tutti; stendiamo un velo pietoso sui “due personaggi ex fidanzati che ritrovano l’amore grazie alla situazione di pericolo in cui si trovano”; stendiamo un velo pietoso sulle riprese che ti fanno venire solo mal di testa…che rimane del film? La sensazione di aver speso 7,50 euro per nulla.
Oh, intendiamoci: in giro esistono film ben peggiori, ma se evitassero di spacciarci film appena sufficienti per “pellicole che non potete assolutamente perdere” sarebbe molto meglio. Pare che sia in programmazione anche un sequel, ma stavolta lo aspetto per altre vie.
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