The Mist – La nebbia, di Frank Darabont

«Don’t go out there…there’s something in the mist!».

Dopo “Le ali della libertà” e “Il miglio verde”, la premiata ditta King – Darabont si ritrova per “The Mist” (la nebbia, ndr), racconto breve del Re contenuto nella raccolta “Scheletri”.
Trama: una nebbia tanto improvvisa quanto misteriosa avvolge un’intera cittadina (Bridgton nel racconto, Castle Rock nel film): molti degli abitanti resteranno intrappolati in un supermercato, e oltre alle misteriose bestie nascoste nella nebbia dovranno fare i conti con la bestia che alberga in ognuno di noi quando le regole del vivere civile della società saltano improvvisamente…
Notoriamente la sottoscritta non è una gran fan dei film tratti da libri e racconti di Stephen King (a parte quando dietro la macchina da presa ci sono mostri sacri come Kubrick e De Palma, o, come in questo caso, Darabont), ma questo “The Mist” viene promosso a pieni voti: le quasi due ore della pellicola scorrono via piacevolmente, non c’è mai un momento di calma piatta (e se c’è, è alquanto inquietante), la psicologia dei personaggi è poco abbozzata (ma l’intento del film era tutt’altro) e gli effetti speciali (realizzati con un budget di ‘soli’ 18 milioni di dollari) alquanto “de paura”: a rendere più claustrofobico il tutto, il fatto che per la gran parte del film l’azione è incentrata in un luogo solo, ma laddove 1408 faceva sbadigliare dalla noia, questo film ti tiene incollato alla poltrona. Contrariamente a quanto avviene nel libro, inoltre, Darabont fornisce anche spiegazioni al fenomeno “nebbia misteriosa”, rifacendosi in parte ad altri particolari del mondo kinghiano (vedi curiosità), e cambiando in toto il finale (molto più ‘chiuso’ rispetto al racconto – che personalmente non mi è piaciuto troppo): pare che anche a King il finale alternativo sia molto piaciuto, ma poiché il Re ha espresso il desiderio di impiccare chi avesse diffuso ulteriori dettagli (e poiché il film non è ancora uscito nelle nostre sale, e vi giuro che se lo mettono in estate i nostri distributori non capiscono una cippa!) evito ulteriori dettagli, limitandomi a dirvi che gli ultimi cinque minuti del film valgono da soli il prezzo del biglietto e vi lasceranno a bocca aperta!

Curiosità:
- Sono molti i riferimenti ad altre opere dell’universo kinghiano: prima di tutto, la location scelta, Castle Rock (intuibile dal nome di un giornale che si vede nel film, che riporta l’intestazione “Castle Rock”), che, assieme a Derry, è una delle città ‘simbolo’ di King); ad inizio film si vede un quadro raffigurante Roland di Gilead, protagonista della saga della “Torre Nera”, mentre ad un certo punto nel film si afferma che il progetto Arrowhead era volto alla ricerca di altri mondi oltre a questo (sempre Torre Nera), con la nebbia che ricorda (ma non si sa quanto sia voluto o meno) le sottilità di kinghiana memoria;
- la protagonista femminile del film avrebbe dovuto essere Kate Walsh (Addison Montgomery in Grey’s Anatomy), ma la creazione di Private Practice, spinoff dell’altra serie medica, ha fatto saltare il tutto: al suo posto, una vecchia conoscenza dei fan di X Files, Laurie Holden;
- di questo film non dovrebbe esistere un finale alternativo: quando Darabont ha firmato il contratto, ha chiesto espressamente che il finale da lui scelto per l’uscita al cinema non fosse cambiato;
- il nome scritto sull’insegna della farmacia è “King’s Pharmacy”.

e mezzo.
Ben diretto, accattivante, coinvolgente, un finale da brivido: cosa volete di più dalla vita? Pare che Darabont porterà sul grande schermo “La Lunga Marcia” (scritto dal Re sotto lo pseudonimo di Richard Bachman) e se è così, qui siamo già in fremente attesa!

7 commenti

  1. Commento by Pepenero on 3 maggio 2008 11:20 am | 

    Bella recensione! La consiglio ai copioni del post precedente!

  2. Commento by stone on 3 maggio 2008 11:48 am | 

    sembra molto interessante!…

  3. Commento by Marcodesignz on 3 maggio 2008 1:00 pm | 

    ne ho sentito parlare…ora mi sembra interessante vedremo!

  4. Commento by wcw on 27 maggio 2008 3:21 am | 

    ho appena visto il film. il regista è stato abbastanza fedele con il libro, ma ha decisamente improvvisato in alcune situazioni e ha molto ceffato con il finale. un finale crudele e inaccettabile a mio avviso. Ad ogni modo da vedere… anche se il film non può competere con lo scritto del grande KING

  5. Commento by gabriele on 17 marzo 2009 1:16 am | 

    sono quasi d’accordo con te sul film….ma sembra recitato coi piedi(forse anche colpa del doppiaggio?)..la scena tutti contro il militare è terribile,fatta malissimo..per il resto ti tiene incollato…voto 6

  6. Commento by FulviaLeopardi on 17 marzo 2009 9:27 am | 

    @ Gabriele: non l’ho visto in italiano, all’epoca era appena uscito negli usa ;)

  7. Pingback by “The Walking Dead†serie tv per la AMC, parla Robert Kirkman | No Blood No Foul on 7 settembre 2009 2:45 pm | 

    [...] e Il miglio verde, una buona indicazione di quello che può fare con una serie tv lo si vede in The Mist, dove i personaggi sono sviluppati in maniera eccellente; più in generale, Frank è un grande fan [...]

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