Borderland, di Zev Berman
«Questa non è Città del Messico, non è neanche il Messico: questa è terra di confine, e il confine non ha memoria»
Tre studenti universitari decidono di dedicarsi ad un ultima serata di cazzeggio pre-laurea, ma la loro scappatina in Messico, oltre a sesso, droga e mariachi, li porta, specialmente uno di loro, a contatto con una non meglio precisata setta squartacadaveri: e dato che la polizia se ne sta con le mani in mano, saranno due ragazze e un ex poliziotto a tentare di salvare tutti quanti dal diventare vittime sacrificali.
Premesso che la trama non è delle più originali (eufemismo per non dire strabusata), questo Borderland è stato presentato per la prima volta all’8 Films to Die For, rassegna di genere horror in cui vengono scelti otto horror indipendenti da far vedere al pubblico; in Italia dovrebbe arrivare intorno settembre, ma se siete alla ricerca di un horror che vi faccia passare due orette ‘de paura’ senza essere troppo noioso, beh: vedetevelo.
Attori (quasi) degni di questo nome (il quasi è dovuto ai personaggi son quello che sono, un clichè), buon ritmo (il film è un mix thriller/horror/splatter), molta azione e storia interessante (se pur rodata), fanno di questa opera prima di Zev Berman un filmetto niente male (anche grazie alla fotografia), che intrattiene lo spettatore senza fare troppa psicologia. Tratto da una storia vera (di tale Adolfo de Jesus Constanzo, fondatore di una setta che ammazzava persone innocenti per sacrificarle ad un non meglio specificato ‘spirito’ che in cambio del sacrificio avrebbe reso gli adepti invisibili alla polizia), Borderland è comunque un film piuttosto splatter (o lo tagliano, o lo vietano ai minori di 14/16 anni minimo), ergo, visto che scene violente e fini a sé stesse (ma niente che un Saw e un Hostel non abbiano già fatto vedere o, quantomeno, presagire) abbondano, evitatelo se il genere non vi piace.
meno meno (meno).
In giro ho letto anche recensioni negative, della serie “film né carne né pesce, evitatelo”; io mi ci sono avvicinata piuttosto scettica e con poche pretese, pronta a sorbirmi più di un’ora e mezza di scene viste e riviste, e se da un lato non sono stata delusa (leggi: visto un ammazzamento horror, visti quasi tutti = paura zero), dall’altro…non sono stata delusa lo stesso: Borderland ha un suo perché e anche un certo fascino ‘maligno’ (senza considerare la ‘furbizia’ di strizzare contemporaneamente l’occhio alle produzioni a basso costo, e a quelle un attimino più patinate). Insomma, non lo metterei tra i miei preferiti, ma neanche nella Top10 delle ciofeche.
10 commenti
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ahahah!…. mi conosci bene! infatti l’iPhone nello spot non è il mio… ma di mio fratello… ciao mitica fulvia!
non l’ho visto, ma proverò
al massimo se è tremendo posso sempre fare un pisolo durante la proiezione…
ahimè… mio fratello non lo rivedo nei prossimi giorni… vediamo…
@ akio: tsk, tsk, tsk
Eh, sia che io per l’horror ho un punto debole!
.
Scusa se sono blogghisticamente assente, lo so… ma scrivere per lavoro dirotta molte delle mie energie là, e sono le stesse che prima utilizzavo per cazzeggiare su un blog
Cara collega, ti avrei incontrato volentieri allo st(r)age!
alla prossima gita aziendale vieni?
@ rammit: non posso, con tre lavori diversi (più blog)…e quando mai? ps però io il tempo per i blog amici lo trovo…sfaticato
[...] Films To Die For/Horrorfest non propone tematiche originali (dopo il viaggio fuori porta di Borderland, arriva la ghost story/casa infestata), se tutte le trame collaudate dessero sempre questi [...]
Un Sorriso
dawoR***
[...] beh: Lake Dead di George Bessudo, presentato al solito 8 Films To Die For come Crazy Eights e Borderland, non offre niente che qualsiasi fan di film horror non abbia già visto in “Venerdì [...]
[...] rassegna dell’8 Films To Die For continua (dopo Crazy Eights, Borderland e Lake Dead) con questo Mulberry Street, film in cui in gruppo di “disperati” tenta [...]