The Cove, di Louie Psihoyos
Lo sapevate che Flipper erano in realtà cinque delfini diversi – e tutti femmina? Se non lo sapevate, sapevatelo con The Cove, documentario sulla caccia ai delfini, nei giorni scorsi vincitore del premio Oscar, che Louie Psihoyos ha girato – tra gli altri – con l’aiuto di Richard O’Barry, uno dei maggiori esperti di addestramento di delfini al mondo che, dopo la morte di uno dei delfini di Flipper, ha deciso di passare dall’altra parte della barricata e di diventare un eco-attivista.
The Cove è Taiji, una caletta qualsiasi del sud del Giappone, una città dove pure i segnali stradali sono a forma di delfino: ironia della sorte, laddove i delfini sembrano essere la mascotte (immaginate una Disneyland con protagonisti i delfini: quella è Taijii; poi per il resto è come se a Disneyland Mickey Mouse venisse preso a sassate, strangolato e lasciato morire in un lago di sangue), si celebra – da settembre a marzo – la mattanza dei cetacei, delfini in primis: 23.000 i Flipper catturati, solo una piccola parte – al costo di 150.000 dollari cadauno – finiscono nei delfinari (e se vi sembra una bella sorte, sappiate che un delfino in mare aperto si sposta anche fino a 68 km al giorno, immergendosi a centinaia di metri di profondità), gli altri vengono macellati e venduti (spesso spacciandoli per carne di balena, senza considerare che la loro contiene un’alta dose di mercurio).
Un documentario avventuroso – la baia è presidiata peggio di una fortezza militare, con decine di irritanti giapponesi che, armati di telecamera, cercano di farsi menare dagli attivisti per poi denunciarli – realizzato con riprese notturne, elicotteri, mongolfiere a forma di delfino e telecamere mascherate da sassi: questo è The Cove, che parte con quella che sembra ‘fuffa’ – in effetti, il preambolo è un po’ lungo; ma quando si arriva alle scene finali, vi scordate tutto – e finisce per farti raggelare il sangue nelle vene. A quanto pare non solo a me, visto che la prima battuta di pesca del 2009, iniziata con una settimana circa di ritardo a causa della presenza dei mezzi di comunicazione, si è conclusa con solo 100 delfini catturati: solo 30 saranno mandati nei delfinari, mentre gli altri 70 (che negli anni passati sarebbero stati uccisi…e in parte donati alle mense scolastiche locali) saranno liberati in mare aperto.
e mezzo.
La prossima volta che incontrate un cacciatore di delfini, piantategli una lama al centro della colonna vertebrale, e poi ditegli la stessa cosa che si sente dire nel documentario, cioè che il coltellaccio è stato fatto su misura per lui, e che – avendolo colpito proprio sulla colonna vertebrale – la morte sarà istantanea ed indolore.
5 commenti
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Animali stupendi i delfini ne ho visti più volte in mare aperto in gite in barca) sinceramente vederli in piscinette e vasche mi fa un po’ tristezza
Probabilmente non lo guarderò per salvaguardare la mia salute, ma penso che il coltellaccio fra le natiche di un cacciatore di delfini l’avrei cacciato comunque, risalendo piano piano finché non becco il punto preciso dovre avrei dovuto affondarlo.
Fra l’altro, come si possono uccidere creature che fanno sesso per piacere? E’ praticamente equiparabile all’omicidio.
Tengo conto della segnalazione. Questi documentari denuncia mi fanno sentire uno schifo in qualità di appartenente alla razza ‘umana’.
sembra interessantissimo, ma non lo trovo sul mulo…
tempo fa, in germania, avevo visto un documentario sulla baia maledetta.. ero già vegetariano altrimenti avrei deciso di diventarlo in quel momento.