<?xml version="1.0" encoding="iso8859-1"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>[FREE YOUR MIND] &#187; cinema</title>
	<atom:link href="http://www.fulvialeopardi.it/index.php/category/cinema/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.fulvialeopardi.it</link>
	<description>Il blog di FulviaLeopardi</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 10:40:11 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Le Idi di Marzo, di George Clooney</title>
		<link>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/12/17/le-idi-di-marzo-di-george-clooney/</link>
		<comments>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/12/17/le-idi-di-marzo-di-george-clooney/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 17:32:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FulviaLeopardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[George Clooney]]></category>
		<category><![CDATA[The Ides of March]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvialeopardi.it/?p=4102</guid>
		<description><![CDATA[ Si può parlare &#8220;male&#8221; di un film che ha ricevuto una carrellata di nomination agli Oscar del prossimo anno? La risposta è nì nel caso di The Ides of March di George Clooney, anche co-protagonista nel ruolo del governatore Morris, candidato alle primarie democratiche per la presidenza degli Stati Uniti (di cui niente viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" title="Le Idi di Marzo, di George Clooney" src="http://digilander.libero.it/absinthlacasinista/immagini/cinema/locandine/ides-of-march.jpg" alt="Le Idi di Marzo, di George Clooney" width="130" height="195" /> Si può parlare &#8220;male&#8221; di un film che ha ricevuto una carrellata di nomination agli Oscar del prossimo anno? La risposta è nì nel caso di <strong>The Ides of March di George Clooney</strong>, anche co-protagonista nel ruolo del governatore Morris, candidato alle primarie democratiche per la presidenza degli Stati Uniti (di cui niente viene spiegato allo spettatore straniero medio che niente sa di come funzionano le primarie democratiche), la cui &#8216;aura&#8217; di progressista e brillante politico potrebbe essere più sottile di quanto non si pensi, come scoprirà il giovane responsabile (Ryan Gosling, anche lui nominato agli Oscar) della sua campagna elettorale&#8230;<br />
&#8216;Complicato&#8217; sin dal titolo &#8211; almeno per gli americani: vaglielo a spiegare che è il giorno in cui un certo Giulio Cesare fu ucciso &#8211; &#8220;<strong>Le idi di marzo</strong>&#8221; ha due difetti mortali: il primo è avere quale predecessore &#8220;Good Night and Good Luck&#8221; la scarsa profondità data ai protagonisti (che sono peraltro tutti odiosi o noiosi, e non so quale sia peggio, mentre i comprimari &#8211; e stiamo pur sempre parlando di Philip Seymour Hoffman e Paul Giamatti) che rende impossibile immedesimarsi nei personaggi e che ti fa arrivare alla fine della storia con un &#8220;ecchemefrega?&#8221;.<br />
<span id="more-4102"></span><br />
E&#8217; il caso ad esempio della storyline del protagonista (Stephen), che ci viene presentato come un giovane idealista: purtroppo non è che basta il cartello &#8216;Io voto Morris&#8217; alle sue spalle per farci capire quanto sia idealista, e soprattutto come sia possibile l&#8217;evoluzione &#8211; spoiler: diventa un b*stardo, politicamente (e non solo) parlando &#8211; che avviene in pochi giorni&#8230; e considerando che proprio il cambiamento è il filo conduttore del film, sembra quasi che Stephen sia il solito portavoce del politico, pronto a cambiare pensiero e bandiera appena soffia il vento, e non un giovane travagliato spinto dagli eventi a diventare cinico (politica, si sa, is a bitch).<br />
Insomma, vero è che Le Idi di marzo vogliono essere un film sulla politica senza essere politico (e quindi esprimendo giudizi), però a fronte di una regia pulita ed essenziale, di una fotografia cupa e molto d&#8217;effetto, di ottime musiche e di recitazioni tutto sommato convincenti, la sceneggiatura (tratta dalla piece teatrale “Farragut North”, scritta da Beau Willimon) poteva dare quel qualcosa di più, perché se è vero che Clooney non scade nel qualunquismo del &#8220;sono tutti uguali&#8221;, questo è il messaggio che, per colpa dello scarso approfondimento, traspare dal film. Se The Ides of March doveva essere un film sui valori che cambiano, questo non si capisce perché sono assenti (o mal mostrati) i valori di partenza, idem se doveva essere un film sui giochi di potere (tutto quello che ho visto è un tizio che per circostanze assolutamente casuali si trova in mano informazioni di valore).</p>
<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://digilander.libero.it/absinthlacasinista/immagini/cinema/votazioni/icon_rate_07.gif" alt="" width="44" height="46" />Non è un film che ho amato o che mi ha colpito (d&#8217;altronde la cronaca italiana dell&#8217;ultimo anno ha spesso superato le fantasie più sfrenate del miglior sceneggiatore americano) ma non è neanche un brutto film nel senso comune del termine: il problema, ripeto, è che quando uno trova più interessanti i comprimari &#8211; Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti ed Evan Rachel Wood &#8211; dei protagonisti, da spettatrice (non critica cinematografica) mi si pone un problema&#8230; Per il resto &#8220;Le Idi di Marzo&#8221; si fa vedere più che bene e tutto sommato non annoia neanche, ma certo: essendomi scappato qualche sbadiglio, se sono rimasta a bocca aperta (così alcuni critici più o meno competenti hanno recensito la pellicola) non è per lo stupore e la meraviglia&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/12/17/le-idi-di-marzo-di-george-clooney/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Red State, di Kevin Smith</title>
		<link>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/10/10/red-state-di-kevin-smith/</link>
		<comments>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/10/10/red-state-di-kevin-smith/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 11:21:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FulviaLeopardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[film horror]]></category>
		<category><![CDATA[Kevin Smith]]></category>
		<category><![CDATA[Red State]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvialeopardi.it/?p=4018</guid>
		<description><![CDATA[La sottoscritta ama Kevin Smith, e con l’eccezione di Cop Out (che proprio non ha visto) e di Zack &#38; Miri (uscito diversi anni dopo la mia conoscenza di Smith) ha visto la filmografia del nostro nel giro di una settimana. Di poche settimane fa, invece, l’uscita di Red State, pellicola di un’ora e mezza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" title="Red State, di Kevin Smith" src="http://digilander.libero.it/absinthlacasinista/immagini/cinema/locandine/red-state.jpg" alt="Red State, di Kevin Smith" width="130" height="195" />La sottoscritta ama <strong>Kevin Smith</strong>, e con l’eccezione di Cop Out (che proprio non ha visto) e di <a href="http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2009/02/14/zack-and-miri-make-a-prno-di-kevin-smith/" target="_blank">Zack &amp; Miri</a> (uscito diversi anni dopo la mia conoscenza di Smith) ha visto la filmografia del nostro nel giro di una settimana. Di poche settimane fa, invece, l’uscita di <strong>Red State</strong>, pellicola di un’ora e mezza con un cast relativamente poco noto (a parte Melissa Leo, John Goodman e qualche attore seriale), che Smith ha prodotto e distribuito praticamente in solitaria (inizialmente: le copie esistenti sono state portate ‘a spasso’ per l’America e chi le ha viste ha pagato sì un biglietto superiore al normale, ma ha avuto anche dibattiti con il regista e merchandising vario, e il ricavato è stato usato per farne copie da distribuire nei cinema a partire da metà ottobre).<br />
Red State (il titolo è un riferimento agli stati rossi, che in America significa repubblicano) racconta la storia di tre amici adolescenti che, dopo aver trovato su Craiglist un annuncio ‘sconcio’, decidono di conoscere una donna disponibile a fare sesso di gruppo: purtroppo per loro l’annuncio è l’esca di un gruppo di religiosi fanatici capitanati dal pastore Abin Cooper (Michael Parks); spetterà al’agente speciale Keenan (John Goodman) sgominare la versione cinematografica degli adepti del purtroppo esistente Fred Phelps, reverendo della chiesa battista di Westboro in Kansas (una personcina molto interessante, a mio avviso).<br />
Se qualche mese fa avevo accolto con grande curiosità l’annuncio che prima del ritiro dalla macchina da presa con un film sull’hockey, Smith si sarebbe dedicato ad un film horror, oggi mi dispiace dire che Red State intrattiene sì, ma non convince: partito come una commedia pecoreccia (tre adolescenti affamati di sesso si imbattono in una tardona) e virato presto al fanatismo religioso e poi al massacro di persone “innocenti” per mano di militari, il film mette insieme troppi argomenti senza approfondirne nessuno e nonostante l’etichetta di horror, di questo genere in senso stretto ha ben poco. E d’altronde spazio non ce n’è, visto che in un’ora e mezzo si deve parlare di omofobia, fondamentalismo religioso e abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, imbastire una ventina di minuti di scene d’azione (se si può chiamare azione tizi che si sparano contro stando per lo più nascosti) e dare al tutto un finale che abbia un qualche senso (senso che non c’è, d’altronde non sarebbe Kevin Smith, che in origine aveva pensato ad un finale molto più sovrannaturale di quello poi inserito).</p>
<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://digilander.libero.it/absinthlacasinista/immagini/cinema/votazioni/icon_rate_06.gif" alt="" width="44" height="46" /> e mezzo.<br />
Come ho già detto da qualche parte qui sopra, Red State è godibile e semina qua e là momenti di grottesca riflessione/satira, ma è come se uno avesse preso dieci ingredienti diversi in grado di dare una pietanza appetitosa sulla carta, per poi ritrovarsi con un incasinatissimo risultato finale in cui i dieci ingredienti diversi, di per sé tutti buoni, uniti fanno non dico schifo, ma non danno il meglio di ognuno. Rimane il dubbio se Smith volesse fare un film ‘serio’ (nei limiti di quanto possa essere serio un film del genere firmato da un regista come Smith) o se Red State sia un semplice divertissement: in ogni caso, il risultato rende abbastanza perplessi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/10/10/red-state-di-kevin-smith/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;alba del pianeta delle scimmie, di Rupert Wyatt</title>
		<link>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/09/23/lalba-del-pianeta-delle-scimmie-di-rupert-wyatt/</link>
		<comments>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/09/23/lalba-del-pianeta-delle-scimmie-di-rupert-wyatt/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 13:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FulviaLeopardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[film di fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[James Franco]]></category>
		<category><![CDATA[L'alba del pianeta delle scimmie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvialeopardi.it/?p=3999</guid>
		<description><![CDATA[Ci aveva visto lungo chi, fin dalla metà degli anni &#8216;50 (se non da prima) ha cominciato a scrivere libri o a dirigere film in cui la fine del mondo arrivava sempre per colpa di una specie vivente, la nostra, vuoi per cinicità, avidità, cattiveria o semplice ignoranza (in tutte le accezioni del termine): questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" title="L'alba del pianeta delle scimmie, di Rupert Wyatt" src="http://digilander.libero.it/absinthlacasinista/immagini/cinema/locandine/rise-apes.jpg" alt="L'alba del pianeta delle scimmie, di Rupert Wyatt" width="130" height="195" />Ci aveva visto lungo chi, fin dalla metà degli anni &#8216;50 (se non da prima) ha cominciato a scrivere libri o a dirigere film in cui la fine del mondo arrivava sempre per colpa di una specie vivente, la nostra, vuoi per cinicità, avidità, cattiveria o semplice ignoranza (in tutte le accezioni del termine): questo il primo pensiero che viene in mente vedendo &#8220;<strong>L&#8217;alba del pianeta delle scimmie</strong>&#8221; di <strong>Rupert Wyatt</strong>, in cui un <strong>James Franco</strong> che sembra non sbagliarne più una interpreta il dottor Will Rodman, un ricercatore di San Francisco che studia una cura per l&#8217;Alzheimer (di cui soffre suo padre, interpretato da John Lithgow), testando le sue ricerche (un siero chiamato T-12) su degli scimpanzé da laboratorio: uno di questi mostra segni di intelligenza, e darà alla luce un figlio &#8211; che verrà poi chiamato Caesar &#8211; destinato a diventare ben presto una superscimmia.<br />
Prequel-reboot de il primo &#8220;Pianeta delle scimmie&#8221; del 1968,  Rise of the planet of the apes ricorda molto &#8211; nella prima parte, poi la seconda è la quasi solita americana a base di sparatorie, inseguimenti e vette di puro trash &#8211; un altro grande film horror (e libro da cui è tratto), ossia Frankenstein, solo che qui, invece del superuomo, si costruisce (all&#8217;inizio per caso, poi scientemente seppur con tutte le buone intenzioni del caso) una super scimmia che ci farà fare una brutta fine.<br />
A livello di trama le &#8220;coincidenze&#8221; sono tante e a volte un po&#8217; forzose &#8211; la sospensione dell&#8217;incredulità e il genere fantascientifico aiutano, ma fino a un certo punto &#8211; e gli eventi si svolgono in maniera tutto sommato prevedibile, ma il film non manca di un certo qual fascino, aiutato anche da alcuni &#8220;echi&#8221; al film del 1968 di Franklin J. Schaffner ma niente di così pacchiano da gridare vendetta. Non ho capito se gli autori e il regista volevano fare un film pro o contro qualcuno/qualcosa (c&#8217;è chi dice sì, c&#8217;è chi dice no&#8230; io non ci credo, aggiungerebbe Vasco Rossi), ma in ogni caso è interessante notare che rispetto al film originale &#8211; e a prescindere dai richiami &#8211; nel film del 2011 gli str&#8230; non sono le scimmie (come nel primo capitolo) ma gli umani.</p>
<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://digilander.libero.it/absinthlacasinista/immagini/cinema/votazioni/icon_rate_07.gif" alt="" width="44" height="46" /> meno.<br />
Detto che i quattro film successivi della saga sono uno peggio dell&#8217;altro &#8211; e ovviamente stendiamo un velo pietoso sul remake di Tim Burton del 2001 &#8211; &#8220;L&#8217;alba del pianeta delle scimmie&#8221; (in cui troviamo anche l&#8217;ex milionaria Freida Pinto e l&#8217;ex Draco Malfoy Tom Felton) si fa vedere più che bene, anche considerando che &#8211; a parte alcune sequenze finali, alcune delle quali trashissime &#8211; evita le molte insidie tese dal ridicolo, che si sfiora ma in cui mai si cade. E vedendo come Caesar viene reso da Andy Serkis (già Gollum), uno non può fare a meno di pensare per quanto ancora &#8211; dopo che già molti degli sfondi vengono fatti con il blue screen, senza dimenticarci di Avatar &#8211; gli attori in carne e ossa dureranno quali protagonisti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/09/23/lalba-del-pianeta-delle-scimmie-di-rupert-wyatt/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Greatest Movie Ever Sold, di Morgan Spurlock</title>
		<link>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/08/29/the-greatest-movie-ever-sold-di-morgan-spurlock/</link>
		<comments>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/08/29/the-greatest-movie-ever-sold-di-morgan-spurlock/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 08:52:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FulviaLeopardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[documentari]]></category>
		<category><![CDATA[Morgan Spurlock]]></category>
		<category><![CDATA[The Greatest Movie Ever Sold]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvialeopardi.it/?p=3972</guid>
		<description><![CDATA[Il product placement è una realtà consolidata sia nei film che in tv – anche quando non ce ne rendiamo conto – e allora perché non fare un film direttamente pubblicitario, a prescindere dalla trama e dall’eventuale successo al botteghino? Questa la scommessa con cui Morgan Spurlock costruisce il suo “The Greatest Movie Ever Sold”, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" title="The Greatest Movie Ever Sold, di Morgan Spurlock" src="http://digilander.libero.it/absinthlacasinista/immagini/cinema/locandine/The-Greatest-Movie-Ever-Sold.jpeg" alt="The Greatest Movie Ever Sold, di Morgan Spurlock" width="130" height="195" />Il product placement è una realtà consolidata sia nei film che in tv – anche quando non ce ne rendiamo conto – e allora perché non fare un film direttamente pubblicitario, a prescindere dalla trama e dall’eventuale successo al botteghino? Questa la scommessa con cui <strong>Morgan Spurlock</strong> costruisce il suo “<strong>The Greatest Movie Ever Sold</strong>”, film in cui il regista di <a href="http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2005/04/09/supersize-me-un-film-dagli-epici-sbagli/" target="_blank">“Supersize Me” (grande successo)</a> e “Che fine ha fatto Osama Bin Laden” (grande flop) cerca di spiegare il dietro le quinte del marketing pubblicitario, decidendo di fare un film/documentario interamente sponsorizzato da marche più o meno note, che pagano – in maniera ‘chiara’ – per essere presenti all’interno del film.<br />
Da amante dei film sono due le cose che fanno particolarmente “orrore”, la prima è che visto quanto se la tirano certi produttori a sentir parlare di box office sembrerebbe che il riscontro del pubblico sia fondamentale per il successo del film, invece Spurlock ci mostra come il box office sia oggi un di più rispetto a quello che le case di produzione guadagnano grazie agli sponsor, mostrati in maniera più o meno subdola (a volte intorno al prodotto ci costruiscono persino dialoghi che sembrano ovvietà – un viaggio non sarebbe un viaggio senza Dr Pepper – e che invece sono puro marketing).  In pratica il film potrebbe essere anche una ciofeca a livello di trama e di riscontro del pubblico, ma se riesce a trovare abbastanza sponsor, potrebbe essere il primo di tanti capitoli ciofecosi (poi certo, bisogna vedere chi è disposto a pagare per un film che nessuno vede, ma sulla carta i costi di produzione sono già parzialmente coperti dagli prodotti contenuti all’interno del film).<br />
La seconda cosa vagamente terribile – mi ha ricordato il trattamento Ludovico di Arancia Meccanica &#8211; è quando Spurlock si deve fare una specie di risonanza magnetica all’interno di una società che testa  i trailer mandati via Hollywood: in pratica analizzano le onde cerebrali degli spettatori con macchine a risonanza magnetica per scoprire quali spot creano più di una risposta emotiva, ed ecco scoperto perché spesso il trailer è affascinante tanto quanto il film è una ciofeca.</p>
<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://digilander.libero.it/absinthlacasinista/immagini/cinema/votazioni/icon_rate_06.gif" alt="" width="44" height="46" /> e mezzo.<br />
“The Greatest Movie Ever Sold” non è esattamente il documentario sul mondo della pubblicità che svela ”tutto ciò che non è dato sapere”, come lo pubblicizzano alcuni siti web, ma tutto sommato è interessante e non annoia. Rende tristi, però: un conto è pensarlo, un conto avere la certezza che il cinema non è più solo sceneggiature belle e appassionanti e recitazioni convincenti, ma sempre più pubblicità camuffata, per vedere la quale paghi pure 8 euro, quando dovrebbero essere loro a pagare te, a ‘sto punto!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/08/29/the-greatest-movie-ever-sold-di-morgan-spurlock/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Super 8, di JJ Abrams</title>
		<link>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/07/02/super-8-di-jj-abrams/</link>
		<comments>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/07/02/super-8-di-jj-abrams/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 12:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FulviaLeopardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[film di fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[JJ Abrams]]></category>
		<category><![CDATA[Super 8]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fulvialeopardi.it/?p=3903</guid>
		<description><![CDATA[La sottoscritta ha un rapporto di odio e amore con JJ Abrams, tizio che sul piccolo schermo ci ha regalato Alias, e che viene accreditato anche per la creazione e sceneggiatura di Lost e Fringe anche se è da secoli che ha abbandonato baracca e burattini lasciando l’onere e l’onore di condurre la baracca ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" title="Super 8, di JJ Abrams" src="http://digilander.libero.it/absinthlacasinista/immagini/cinema/locandine/Super-8.jpg" alt="Super 8, di JJ Abrams" width="130" height="195" />La sottoscritta ha un rapporto di odio e amore con <strong>JJ Abrams</strong>, tizio che sul piccolo schermo ci ha regalato Alias, e che viene accreditato anche per la creazione e sceneggiatura di Lost e Fringe anche se è da secoli che ha abbandonato baracca e burattini lasciando l’onere e l’onore di condurre la baracca ad altri – e difatti l’unico progetto di cui si è occupato in prima persona di recente, Undercovers, è stato cancellato dopo tredici episodi. Insomma, mi pare che JJ sia il tipico tipo furbetto che mette il cappello, e un po’ di soldi, su show dal successo teoricamente garantito, ma senza poi fare niente fisicamente &#8211; e beccandosi comunque l&#8217;etichetta di genio.<br />
Però ho un debole per le storie con protagonisti i bambini (Stand by me e IT sono due delle più belle storie che abbia mai letto, nel caso di Stand By Me anche il film mi è piaciuto da morire) e per Steven Spielberg, che mi ha regalato alcune delle pellicole più belle della mia adolescenza.<br />
E’ quindi anche per questo che, a prescindere da <a href="http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2008/03/01/cloverfield-di-matt-reeves/" target="_blank">quello schifo di Cloverfield</a>, la sottoscritta ha guardato, con grande curiosità e un pizzico di scetticismo, questo nuovo <strong>Super 8</strong>, film scritto e diretto da Abrams e prodotto da Spielberg che dovendo descriverlo senza spoilerare troppo direi essere un misto tra Stand by me di Rob Reiner che incontra alcuni dei più famosi film del secondo, tipo “Incontri ravvicinati del terzo tipo” ed “ET”.<br />
La storia – ambientata alla fine degli anni &#8216;70 &#8211; ha per protagonisti un gruppo di ragazzini di una piccola cittadina dell&#8217;Ohio che, mentre sta girando uno zombie movie con la pellicola Super 8 che dà il titolo al film, assiste ad un disastro ferroviario in seguito al quale cominciano a verificarsi strane sparizioni e misteriosi furti… collegati forse all’incidente?<br />
Sul fronte positivo, Super 8 (in uscita in Italia a fine settembre) è un film vecchio stampo, telecamera “fissa” e non riprese a spalla, una storia semplice e seguibile senza troppi rompicapo o domande in sospeso; non manca qualche piccola pecca (tipo l’eccessivo buonismo e la fuffa tutta americana di alcune scene, o il fatto che uno dei protagonisti deve essere per forza colpito da una tragedia familiare), a fronte di una totale mancanza di quel &#8220;tocco&#8221;, o &#8220;magia&#8221;, o come volete chiamare quel di più, che ha reso indimenticabili film tipo Stand by me e altri (non si esclude anche che, d&#8217;altro canto, sia la sottoscritta a non avere più l&#8217;età in cui guardava ogni film con stupore).</p>
<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://digilander.libero.it/absinthlacasinista/immagini/cinema/votazioni/icon_rate_08.gif" alt="" width="44" height="46" /> meno meno.<br />
Le <a title="Super 8, le prime recensioni (Spoiler Free) | Il blog di ScreenWeek.it" href="http://blog.screenweek.it/2011/06/super-8-le-prime-recensioni-spoiler-free-126675.php" target="_blank">recensioni entusiastiche</a> dei critici americani non mi trovano del tutto concorde (ma d’altronde loro son loro e io sono io), e in generale anche Super 8 non mi ha convinto del tutto. Le quasi due ore di visione sono però scivolate via abbastanza bene ed il film – oltre che semplice &#8211; è tutto sommato “bello”, anche se gli manca quella certa marcia in più che rende un film indimenticabile. Bonus per gli amanti di Lost, tra le musiche sono di Michael Giacchino e un video in bianco e nero, manca solo l’isola &#8211; con cui la sottoscritta ha qualche conto in sospeso! &#8211; per rivivere quei tempi).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.fulvialeopardi.it/index.php/2011/07/02/super-8-di-jj-abrams/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

